Ecco, la guerra è finita. Si è fatto silenzio sull'Europa. E sui mari intorno ricominciano di notte a navigare i lumi. Dal letto dove sono disteso posso finalmente guardare le stelle. Come siamo felici. A metà del pranzo la mamma si è messa improvvisamente a piangere per la gioia, nessuno era più capace di andare avanti a parlare. Che da stasera la gente ricominci a essere buona? Spari di gioia per le vie, finestre accese a sterminio, tutti sono diventati pazzi, ridono, si abbracciano, i più duri tipi dicono strane parole dimenticate. Felicità su tutto il mondo è pace! Infatti quante cose orribili passate per sempre. Non udremo più misteriosi schianti nella notte che gelano il sangue e al rombo ansimante dei motori le case non saranno mai più così immobili e nere. Non arriveranno più piccoli biglietti colorati con sentenze fatali, Non più al davanzale per ore, mesi, anni, aspettando lui che ritorni. Non più le Moire lanciate sul mondo a prendere uno qua uno là senza preavviso, e sentirle perennemente nell'aria, notte e dì, capricciose tiranne. Non più, non più, ecco tutto; Dio come siamo felici
- Il poeta inglese Shelley diceva: "Bastano le fontane per giustificare un viaggio a Roma" - Fontana dei Libri, via degli Staderari, rione Sant'Eustachio -
Poiché l'occhio funziona, in pratica, come una lanterna magica, le immagini che si formano sulla retina sono capovolte: è per l'azione di complessi centri del cervello che noi le vediamo invece diritte.
Per via della grande concentrazione di zucchero che non consente la proliferazione batterica, l'unico alimento che non si deteriora è il miele. Nelle piramidi egiziane è stato trovato del miele vecchio di tremila anni, che era ancora perfettamente commestibile.
Il termine slogan deriva dall'espressione sluagh-gharim che in gaelico, l'antica lingua celtica parlata ancora oggi in Scozia, significa “grido di guerra”. Uno slogan efficace dev'essere infatti forte, breve e soprattutto incisivo, appunto come le urla lanciate in battaglia.
Ho
deciso di non informarmi su questo film. Ho deciso di non leggere
niente, non guardare interviste e non fare ricerche sugli altri
lavori del cast.
“To
see the world, things dangerous to come to, to see behind walls, to
draw closer, to find each other and to feel, that is the purpose of
life.”, il messaggio è piuttosto chiaro e la mia intenzione è di
concentrarmi su questo. La riaffermazione di un individuo e della sua
voglia di succhiare il più possibile dalla vita, di superare la
routine in cui si è intrappolato e riuscire a vivere le sue
fantasie, i suoi “day-dreams”. Una spinta non a sognare ma a
vivere quei sogni. Il modo in cui questo messaggio viene fatto
passare attraverso lo schermo è molto misterioso. Per certi versi è
collocabile nel filone neo-esistenzialista nato in questo millennio,
in cui colloco Lost In Translation, Garden State e Jack Goes Boating;
non per fornire capostipiti ma solo esempi estetici e tematici. Il
mistero sta nel quasi assente sviluppo dei personaggi, che nega ogni
possibilità di esistenzialismo che invece dovrebbe essere il tema
dominante del film. Questa è solo uno degli effetti di una
sceneggiatura assolutamente inadeguata, che produce un film lento,
inconcludente e con enormi lacune. Anche il viaggio, che dovrebbe
essere la spinta della storia, non entusiasma, non lascia niente.
Dispiace notare come lo sceneggiatore, Steve Conrad, sia lo stesso di
La Ricerca Della Felicità (ok, ho sbirciato). Ben Stiller non poteva
fare molto con il materiale ricevuto, se non forse riscriverlo
completamente, e in fin dei conti la regia non delude. Il vero
maestro, però, è Stuart Dryburgh alla fotografia. Le sequenze
lasciano a bocca aperta e fa davvero piacere che un film che parla
anche di fotografia abbia avuto questa realizzazione estetica. Non
voglio parlare di altro perché tutto è stato trascinato in basso da
una sceneggiatura indegna e sarebbe ingiusto parlare di bravi attori
trattati male dal proprio personaggio.
Ne
consiglierei la visione a fotografi, impiegati, fan di David Bowie e
chiunque voglia un “filmetto leggero”. Ai fotografi consiglierei
anche di non soffermarsi troppo sul fatto che Sean Penn usi un
obiettivo assolutamente inadatto e lasciarsi un po' trasportare dal
piacevole Sean O'Connell.
La produzione industriale del marsala, l'ottimo vino tipico delle regioni occidentali della Sicilia, ebbe inizio nel 1780, ad opera di tre inglesi che si erano trasferiti nell'isola.